Atlas Runa
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Beginner Italian Stories

San Giorgio e il drago

C’era una città piccola vicino a una collina. La gente aveva paura. In una grotta viveva un drago grande. Il drago chiedeva ogni giorno cibo, e la città era stanca e spaventata. —Non possiamo continuare così —dicevano in piazza.
Un giorno tocca a una ragazza coraggiosa salire verso la grotta. La città piange. Lei cammina pale ma a testa alta. Il cielo è grigio.
Proprio allora arriva un cavaliere a cavallo. Si chiama Giorgio. Ha uno scudo e una lancia, ma parla prima con la gente. —Cosa succede in questa città? —Il drago —rispondono—. La paura è in ogni casa.
Giorgio sale la collina con la ragazza. Vicino alla grotta sente un respiro caldo. Il drago esce: squame scure, occhi gialli. La gente lontana grida. Giorgio non scappa. Alza la mano. —Basta. Questa città vuole vivere in pace. Io voglio aiutare.
C’è un combattimento breve e chiaro, da storia per bambini: la lancia, lo scudo, un ruggito, polvere. Il drago indietreggia. Giorgio non è crudele senza fine; lega il drago e lo conduce giù verso la piazza. I bambini si nascondono dietro i genitori, poi spiano.
In piazza Giorgio parla forte: —Il drago non comanda più. La città è libera.
La gente porta acqua e pane. Qualcuno suona un tamburo. La ragazza ringrazia con voce ferma. Il cavallo di Giorgio beve alla fontana. Piano piano la paura lascia le strade come una nuvola che va via.
Verso sera le finestre si aprono. C’è odore di minestra. In piazza restano pedine di polvere e un pezzo di corda. Giorgio saluta e riparte al tramonto, piccolo punto sul sentiero. I bambini giocano di nuovo vicino alla fontana. E la collina, per quella notte almeno, resta quieta sopra una città che torna a respirare.
Il sole scende piano. Per la strada si sentono passi, una porta, un cane. Nessuno corre. Il paese ha il suo ritmo normale.
Passano alcuni minuti in silenzio. Poi una voce lontana chiama un nome. Un carro passa sulle pietre. C’è odore di pane e di terra bagnata.
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—Tutto bene? —chiede una vicina dalla finestra. —Sì —rispondono di sotto—. Solo una giornata lunga.
Dentro casa, la luce della lampada è piccola e gialla. C’è una sedia, un tavolo, una brocca d’acqua. Qualcuno versa un bicchiere. Qualcuno si siede. Qualcuno guarda la porta un secondo, come se aspettasse ancora una visita.
Fuori il cielo diventa scuro. Spuntano le prime stelle. Il vento muove un ramo. Un gatto attraversa il cortile senza fretta. Anche la notte non ha fretta.
Prima di dormire, ripetono a bassa voce quello che è successo: la strada, la paura, la risata, il ritorno. Non serve un discorso. Basta essere a casa, con il tavolo in ordine e la finestra chiusa. Domani il paese si sveglia di nuovo, e la storia resta nella memoria come un racconto vicino al fuoco.
La mattina dopo, il paese si sveglia con il suono di una campana lontana. Si aprono le finestre. Si sente l’acqua, il pane, una risata in cortile. Chi ha vissuto l’avventura si alza un po’ stanco, ma leggero.
Al mercato qualcuno racconta pezzi della storia. Non tutti i dettagli sono uguali: ognuno ricorda una cosa diversa — una porta, un naso, una scopa, un tuffo, un cavallo. È normale. Le storie vive cambiano un poco quando passano di bocca in bocca.
Verso mezzogiorno le strade si riempiono. Il sole è alto. Si compra frutta, si saluta, si torna a casa con le borse. La paura di ieri sembra più piccola alla luce del giorno. Resta però un filo di meraviglia, come un sassolino in tasca.
Nel pomeriggio c’è tempo per riposare. Una sedia all’ombra. Un bicchiere d’acqua. Un bambino chiede: «E poi?» L’adulto sorride e risponde con calma, senza fretta, perché la fine vera è questa: essere di nuovo qui, insieme, con le mani libere e la casa aperta all’aria.

Comprehension Quiz

Dove vive il drago?

Come si chiama il cavaliere?

Cosa fa Giorgio al drago dopo il combattimento?

Cosa fa Giorgio verso sera?

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